SCIENZE DA SCOPRIRE VOLUME 1

per saperne di più Licheni e qualità dell’aria: il biomonitoraggio I licheni sono buoni indicatori della qualità dell’aria: per svilupparsi hanno bisogno di aria non inquinata, perciò vengono usati per misurare il grado di inquinamento di un ambiente. L’aumento delle sostanze inquinanti è misurato infatti con la riduzione della biodiversità dei licheni. Il biomonitoraggio consiste del contare il numero di licheni per specie presenti sui tronchi di un certo numero di alberi di una determinata zona. Le specie più sensibili all’inquinamento sono infatti quelle che vivono sui tronchi d’albero. Nelle città in cui l’inquinamento atmosferico è alto, si è osservata la totale scomparsa di licheni e si parla addirittura di “deserto lichenico”. In alcuni casi il biomonitoraggio si effettua prelevando campioni di licheni da un’area ritenuta pura ed esponendoli in aree dove i licheni sono assenti. Poi si effettuano osservazioni sulla crescita o meno dei licheni “trapiantati” e si analizzano le sostanze inquinanti assorbite. Corteccia di albero colonizzata da un lichene crostoso molto resistente all’inquinamento. per saperne di più Due gimnosperme “primitive” La Ginkgo biloba ( 1 ) è una bella pianta ornamentale. È considerata un “fossile vivente” perché è l’unica superstite di una famiglia di piante vissute 250 milioni di anni fa e ormai estinte. È un albero di grandi dimensioni con le caratteristiche foglie bilobate a forma di ventaglio e con semi carnosi simili a frutti che a maturità emanano un odore sgradevole. Per questo motivo nei giardini si trovano solo piante maschili. La Cycas revoluta ( 2 ) è una pianta esotica, coltivata in Italia a scopo ornamentale. Ha l’aspetto di una piccola palma con foglie grandi e divise. La famiglia di piante a cui appartiene ha dominato la Terra durante l’Era dei dinosauri.
per saperne di più Licheni e qualità dell’aria: il biomonitoraggio I licheni sono buoni indicatori della qualità dell’aria: per svilupparsi hanno bisogno di aria non inquinata, perciò vengono usati per misurare il grado di inquinamento di un ambiente. L’aumento delle sostanze inquinanti è misurato infatti con la riduzione della biodiversità dei licheni. Il biomonitoraggio consiste del contare il numero di licheni per specie presenti sui tronchi di un certo numero di alberi di una determinata zona. Le specie più sensibili all’inquinamento sono infatti quelle che vivono sui tronchi d’albero. Nelle città in cui l’inquinamento atmosferico è alto, si è osservata la totale scomparsa di licheni e si parla addirittura di “deserto lichenico”. In alcuni casi il biomonitoraggio si effettua prelevando campioni di licheni da un’area ritenuta pura ed esponendoli in aree dove i licheni sono assenti. Poi si effettuano osservazioni sulla crescita o meno dei licheni “trapiantati” e si analizzano le sostanze inquinanti assorbite. Corteccia di albero colonizzata da un lichene crostoso molto resistente all’inquinamento. per saperne di più Due gimnosperme “primitive” La Ginkgo biloba ( 1 ) è una bella pianta ornamentale. È considerata un “fossile vivente” perché è l’unica superstite di una famiglia di piante vissute 250 milioni di anni fa e ormai estinte. È un albero di grandi dimensioni con le caratteristiche foglie bilobate a forma di ventaglio e con semi carnosi simili a frutti che a maturità emanano un odore sgradevole. Per questo motivo nei giardini si trovano solo piante maschili. La Cycas revoluta ( 2 ) è una pianta esotica, coltivata in Italia a scopo ornamentale. Ha l’aspetto di una piccola palma con foglie grandi e divise. La famiglia di piante a cui appartiene ha dominato la Terra durante l’Era dei dinosauri.